Tramonto ad Anakao

“Non mi sono mai sentito così vivo”.

Questo pensa, mentre lo sguardo culla l’acqua tiepida del canale di Mozambico. Dall’altra parte, l’Africa, la grande Madre, accoglie sorniona i pensieri di libertà dei popoli che lambiscono questa parte del mare.All’orizzonte, le vele quadrate delle piroghe Vezo scivolano leggere sul blu e il volo dei gabbiani accompagna il vento.

La tappa a Tulear è stata fugace. Eric ha subito capito che quella città aveva ben poco di ciò che stava cercando. Luogo asciutto e ruvido, ha solo propiziato l’incontro con un connazionale che gli ha indicato la strada più breve verso Anakao.

“Devi attraversare lo stretto” – gli ha indicato – “Via mare in un’ora si arriva, via terra ci si impiega tre giorni”. E non stentava a crederlo. La parte finale della Rue National 7 si assottiglia, si dissesta e diventa difficilmente percorribile. E poi, per Anakao, si avrebbe dovuto deviare dalla strada principale ed addentrarsi in piste di roccia e sabbia.

La vista del mare, dopo chilometri di roccia e terra, è quasi miracolosa. Le forza di attrazione delle coste africane si avverte chiaramente e si sovrappone con dolcezza alla ritmicità delle onde. In lontananza, sbuffi di balene decorano l’orizzonte.

Alla sua destra, il piccolo villaggio di Anakao si distende silenzioso a pochi metri dalla spiaggia. Proprio davanti alla battigia, si dispiega una cornice di piroghe colorate, a riposare dopo una giornata di lavoro intensa.  Non si può fare a meno di pensare alla storia di questo popolo, che ancora usa vele quadrate per compiere la propria fatica quotidiana. Un popolo di nomadi pescatori, i Vezu appunto, che usavano (e usano ancora) proprio quella vela come tenda per i pernottamenti – che usano la fiocina come un prolungamento naturale del braccio.

E così, in mezzo a questo tripudio di profumi, suoni, colori e pensieri, Eric respira, respira come non ha mai fatto.

“Non mi sono mai sentito così vivo” – si ripete.

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2 Responses to “3 – Non mi sono mai sentito così vivo.”

  1. FAbio Says:

    Se solo potessi, vorrei respirare quest'aria.
    Nelle mie montagne, ci sono luoghi magici, si sentono ancora gli uccelli cantare il mattino, si sente il vento soffiare tra i larici e i castagni vecchi di centinaia di anni. Leggendo la storia di Eric, mi fa venire in mente, che le sensazioni che prova, i profumi, i suoni, i colori e i pensieri sono a due passi da casa. Solo che al giorno d'oggi non c'è nemmeno il tempo di guardare il cielo e se lo fai ti prendono per pazzo.

  2. Fabrizio Says:

    Già. Ma è importante riconquistare quegli spazi e quelle sensazioni. Anche il solo fatto di ricordarsi che esistono e che non sono così lontani da noi è un passo verso il ritrovarli!

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