3 – Non mi sono mai sentito così vivo.
ottobre 5th, 2009

“Non mi sono mai sentito così vivo”.
Questo pensa, mentre lo sguardo culla l’acqua tiepida del canale di Mozambico. Dall’altra parte, l’Africa, la grande Madre, accoglie sorniona i pensieri di libertà dei popoli che lambiscono questa parte del mare.All’orizzonte, le vele quadrate delle piroghe Vezo scivolano leggere sul blu e il volo dei gabbiani accompagna il vento.
La tappa a Tulear è stata fugace. Eric ha subito capito che quella città aveva ben poco di ciò che stava cercando. Luogo asciutto e ruvido, ha solo propiziato l’incontro con un connazionale che gli ha indicato la strada più breve verso Anakao.
“Devi attraversare lo stretto” – gli ha indicato – “Via mare in un’ora si arriva, via terra ci si impiega tre giorni”. E non stentava a crederlo. La parte finale della Rue National 7 si assottiglia, si dissesta e diventa difficilmente percorribile. E poi, per Anakao, si avrebbe dovuto deviare dalla strada principale ed addentrarsi in piste di roccia e sabbia.
La vista del mare, dopo chilometri di roccia e terra, è quasi miracolosa. Le forza di attrazione delle coste africane si avverte chiaramente e si sovrappone con dolcezza alla ritmicità delle onde. In lontananza, sbuffi di balene decorano l’orizzonte.
Alla sua destra, il piccolo villaggio di Anakao si distende silenzioso a pochi metri dalla spiaggia. Proprio davanti alla battigia, si dispiega una cornice di piroghe colorate, a riposare dopo una giornata di lavoro intensa. Non si può fare a meno di pensare alla storia di questo popolo, che ancora usa vele quadrate per compiere la propria fatica quotidiana. Un popolo di nomadi pescatori, i Vezu appunto, che usavano (e usano ancora) proprio quella vela come tenda per i pernottamenti – che usano la fiocina come un prolungamento naturale del braccio.
E così, in mezzo a questo tripudio di profumi, suoni, colori e pensieri, Eric respira, respira come non ha mai fatto.
“Non mi sono mai sentito così vivo” – si ripete.


ottobre 5th, 2009 at 20:55
Se solo potessi, vorrei respirare quest'aria.
Nelle mie montagne, ci sono luoghi magici, si sentono ancora gli uccelli cantare il mattino, si sente il vento soffiare tra i larici e i castagni vecchi di centinaia di anni. Leggendo la storia di Eric, mi fa venire in mente, che le sensazioni che prova, i profumi, i suoni, i colori e i pensieri sono a due passi da casa. Solo che al giorno d'oggi non c'è nemmeno il tempo di guardare il cielo e se lo fai ti prendono per pazzo.
ottobre 6th, 2009 at 10:37
Già. Ma è importante riconquistare quegli spazi e quelle sensazioni. Anche il solo fatto di ricordarsi che esistono e che non sono così lontani da noi è un passo verso il ritrovarli!