8 – Tutto è relativo.

novembre 9th, 2009

Tomba Mahafali

Il percorso che porta da Itampolo a Lavanono segna, ancor di più, l’ingresso nel regno della etnia Mahafali.

Eric si guarda tutt’intorno stupito, non riesce a dar pace allo sguardo. Le tracce appena percettibili delle ruote dei carri trainati dagli zebù, segnano un flebile percorso presumibilmente da seguire, se non ci si vuol ritrovar persi.

Percorrere questi luoghi significa incontrare le tombe Mahafali, sparse qua e la lungo il tracciato.

Qui la morte dà inizio ad una festa. Contrariamente a quanto credono altre etnie del Madagascar, per il Mahafali la morte è la fine di tutto. Non c’è ritorno. Dunque, quando qualcuno muore, i parenti danno un grande ricevimento, con carne di Zebù e vanno avanti per giorni e giorni – tutto il tempo che si impiega per la costruzione della tomba.

Ed ecco che un popolo che abita in costruzioni di legno piccolissime, sufficienti appena per dare riparo notturno, costruisce tombe in pietra dalle dimensioni a dir poco imponenti. Del resto, la vita si vive fuori, all’aria aperta – perchè costruire case ingombranti?

Le tombe, colorate nei modi più vari, sono adornate da vari oggetti – totem, le corna degli zebù uccisi per il banchetto e i più svariati mezzi di trasporto. Servono per il viaggio, già. Il viaggio senza ritorno, dell’anima del defunto verso quel posto in cui si ricongiungerà con i suoi antenati.

E così, mentre nel suo mondo, la morte è il momento del cordoglio e della somma tristezza, qui è motivo di banchettare, di riunire la famiglia ed accompagnare i propri cari verso il ricongiungimento con l’energia dell’Universo.

“Tutto è relativo” – pensa fra sè e sè Eric.

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