Recensione “Viandanze”

febbraio 17th, 2010

Vi segnalo questa recensione dell’ottimo Eldino al mio album Viandanze.

Per chi non lo conoscesse, “Il blog di Eldino” si occupa da tempo principalmente di musica libera e di grande qualità. Ne consiglio vivamente la lettura e, già che ci sono, lo ringrazio per l’ottima recensione!

  • Share/Bookmark

And the winner is..

gennaio 12th, 2010

Ecco i nomi dei vincitori del CD “Viandanze” autografato (qui l’Italia, qui il resto del mondo).

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e che hanno sostenuto la pubblicazione di questo album!

  • Share/Bookmark

E adesso?

dicembre 21st, 2009

Che ne sarà di questo spazio, dunque?

Questo spazio resterà e vivrà per quello che è. Un crocevia di racconti, immagini e suoni. Si parlerà delle sorti (buone, per il momento) del nuovo lavoro “Viandanze” (appunto) ma anche, perchè no, tornerà a trovarci Eric a parlare ancora di avventure e viaggi.

Il viaggio continua, insomma e sono curioso anche io di vedere dove mi porta.

Nel frattempo, ringrazio tutti voi che avete seguito per ben 12 settimane le avventure di Eric e che avete animato, con i vostri commenti, questo spazio. E’ stato emozionante per me andare verso il mio nuovo lavoro e contemporaneamente raccontare di luoghi e sapori vissuti ormai più di un anno fa.

A presto, dunque e tanti auguri di un sereno Natale a tutti.

  • Share/Bookmark

11 – Fort Dauphin.

novembre 30th, 2009

Fort-Dauphin

Così, avvolta in un soffice cuscino di vento, racchiusa fra le montagne, eccola – Fort Dauphin.

Mesi di viaggio, sabbia, polvere e cactus per arrivare fino a qui. Partire dallo stretto del Mozambico e ritrovarsi con la faccia verso l’Oceano Indiano. Tre etnie, un’infinità di villaggi probabilmente a stento inclusi nelle mappe geografiche, profumi colori, hanno accompagnato Eric in questi mesi.

Fort Dauphin si presenta come una piccola città brulicante di attività frenetica, con gli immancabili baracchini sui bordi delle strade e i cartelli “Three Horses Beer”, sparsi un po’ qua e un po’ là in tutta la città. Il fascino di questo luogo è diverso rispetto a tutte le altre città visitate fino ad ora.

Non so, sarà il vento, sarà il suono dell’oceano che si infrange sulla scogliera, sarà la consapevolezza di non essere mai stato tanto a sud nel mondo.. sta di fatto che Eric si gode estasiato l’arrivo in questo luogo magico.

Estasi e malinconia si fanno largo, a braccetto, nel cuore di Eric. Estasi – sì, alla fine ce l’ha fatta e ha raggiunto la sua meta. Malinconia, il viaggio era giunto al termine ed inevitabilmente doveva affrontare il fatto che l’indomani sarebbe ripartito proprio da lì in aereo per raggiungere la capitale Antananarivo e tornare a Parigi.

Un pensiero attraversa fugace la sua mente – fermarsi. Fermarsi lì. Durante il viaggio, aveva conosciuto una coppia di italiani che gli avevano chiesto se voleva aiutarli a gestire un piccolo spazio “turistico” dalle parti di Tulear e che stavano proprio aspettando qualcuno per iniziare questa nuova avventura. Sul momento, Eric aveva rifiutato, ma ora torna, torna impetuosamente quella proposta a farsi largo fra i suoi pensieri.

Il buio scende presto da queste parti e la stanchezza del viaggio si fa sentire. Davanti all’ennesimo tramonto senza fine e confine, Eric si addormenta e pensa che domani, poi, si vedrà.

  • Share/Bookmark

7 – La prima stella.

novembre 2nd, 2009

Tramonto ad Itampolo

Quanto visto fino ad ora era nulla, in confronto a quanto Eric avrebbe gustato di lì a poco.

La luce del giorno scende rapidamente in questa parte di mondo e il tramonto, con la sua imperante bellezza, lascia sempre di stucco.

Proprio quando il sole si è adagiato là, dietro la linea ultima dell’oceano, mentre il viola e il porpora si sbiadiscono verso tonalità più scure, appare lei. Lei, tremula e brillante, sicura e rassicurante. La prima stella, così vicina che pare a portata di mano, compare presto, subito dopo il tramonto e annuncia uno spettacolo che difficilmente si sarebbe dimenticato.

Il buio della notte, nasconde il mare e ne disvela un altro. Lassù, una miriade di stelle, tante quante è impossibile contare, trasforma il cielo in una magica trapunta di luci. Incredibile quante sfumature può avere il bianco! Polvere di stelle, proprio questo sembrano le scie di luci che disegnano una strada, una via a migliaia di chilometri di distanza.

Ed eccolo, Eric, eccolo mentre contempla il sublime, quella frazione di infinito che gli sembra di cogliere in quel momento. E invece di sentirsi infinitamente piccolo, si sente parte di un tutto che comincia ad avere un senso. Si sente parte di una energia che lo tiene lì, nella notte africana e contemporaneamente lo catapulta in un oceano di stelle delle quali sembra poter percepire più della loro sterminata bellezza.

“La prima stella”, il preludio di questo inimmaginabile concerto sembra arrivare, tutte le sere, come un messaggero dello spettacolo che sarebbe seguito. Stava ad Eric farsi trovare pronto e, ora, tra lacrime commosse, l’aveva capito.

  • Share/Bookmark

4 – E la vita è bella!

ottobre 12th, 2009

Balene in Madà

“E la vita è bella!”

Eric non ricordava neppure un lontano conoscente che avesse mai usato questa esclamazione. Ci voleva proprio Luc, ragazzo di Montpellier trapiantato ad Anakao, perchè le orecchie di Eric sentissero tanta gioia di vivere.

La storia di Luc è una storia di scelte coraggiose. E’ la storia di un uomo che ha deciso di trasferirsi nel sud del Madagascar (circa sette anni prima), con moglie e figli e di vivere, fino in fondo, la sua grande, immensa passione: il mare.

Così eccolo Eric, in barca con Luc a cercare di avvistar balene, che (si sa) in questo periodo dell’anno vengono dalle gelide acque del polo sud a partorire nei tiepidi mari che bagnano il Madagascar.

Difficilmente Eric avrebbe dimenticato questo giorno: rientrando verso riva, uno spettacolo senza confini si presenta ai suoi occhi (increduli) e a quelli di Luc (commossi). Una balena e il suo piccolo dormono, fermi immobili in mezzo all’oceano. Sono talmente tranquilli che la barca di Luc può avvicinarsi fino quasi a toccarli.

Il resto è fatto di silenzio (piccoli sussulti del mare che muovono la barca a motore spento), gli sbuffi delle balene (uno ogni sette minuti circa) e contemplazione. Più di un’ora di religioso rispetto per quello spettacolo della natura. E la sensazione, sconvolgente, di assistere a qualcosa che non può essere ragionato – non può essere compreso dalla mente. Pervade il corpo e ci si sente parte del tutto. Come se, improvvisamente, la scala dei valori tornasse al suo naturale equilibrio.

Eric capiva che quella esperienza non si esauriva in quell’ora. Sentiva che si sarebbe senz’altro riaffacciata più avanti, quando sarebbe riuscito a dare un senso a quella strana sensazione che gli esplodeva in corpo.

Il piccolo muove la coda, si è svegliato. La mamma, a seguire (naturalmente!) e i due si allontano tranquilli verso altri lidi.

“Ok, possiamo andare… dai ragazzi, che la vita è bella!” – ripete Luc. Lo crede anche Eric, ora.

  • Share/Bookmark

1 – E così si va.

settembre 21st, 2009

Tulear

“E così si va”.

Prepara il sacco, scuote la polvere dalle spalle e guarda il cielo.
L’aria è calda, il sole pure. Sterpaglie arruffate giocano a rincorrersi sospese dal vento. Il giallo in tutte le sue sfumature domina l’orizzonte. Non sembra neppure che sia la siccità la causa di tutto quel giallo, ma che piuttosto qualche bizzarro pittore celeste abbia deciso che meglio non si potevano accostare i colori, in questa parte del mondo.

La Rue National 7 come un torrente, si snoda in un paesaggio che non è savana e non è deserto.
Si è lasciato alle spalle le “alte terre”, avvolte da un sorprendente clima frigido. L’etnia di quei luoghi – i Betsileo-, si veste di un lungo mantello di lana portato a mo’ di poncho, per far fronte al freddo.

Il paesaggio, ora, è completamente diverso. Le abbontanti riserie del centro dell’isola sono un ricordo e tutt’intorno c’è roccia e spazio.

Non manca poi molto a Tulear, capitale dell’etnia dei pescatori Vezo. Lì si sarebbe fermato qualche giorno, per poi affrontare il viaggio che l’avrebbe portato a Fort Dophin, estremo baluardo a sud-est del Madagascar. Un viaggio “a-l’aventure”, come gli ripetevano tutti, cioè senza un percorso definito a priori, data l’assenza di strade.

Tutto intorno è  così vasto e sterminato. L’occhio non raccoglie la sua immensità. Arriva fino ad un certo punto, ma poi è tutto talmente vasto che non è più possibile neppure immaginare. Lo spazio è senza interruzioni.

E il silenzio.

Solo da questa parte del mondo il silenzio è così silenzio. Come se la natura stessa non avesse suoni. E’ tutto talmente ampio, che anche la mente se ne sta zitta. E’ troppo piena di questo mondo per aver altri pensieri.

Non è passato ancora un mese da quando è partito da Marsiglia e ancora si stupiva di quanto sia facile dimenticarsi lo stile di vita occidentale. Tutte le (presunte) comodità dell’occidente, la “civiltà” e tutto il resto. Neppure un mese è passato da clacson e calche nelle metropolitane, eppure sembra tutto così lontano.

Il fatto è che tanto più ci si avvicina al nucleo nello stile di vita, dettato dai ritmi scanditi dalla natura e non dalle sveglie, tanto sembra facile il contatto con la parte più profonda e pulita di sè. Ed Eric sta cercando proprio questo.

“E così si va” – si ripete.

  • Share/Bookmark

Dal 21 settembre.

agosto 17th, 2009

Isola di St Marie

Tutto è viandanze

note-colori-aria

profumo di vaniglia e caffè

muoversi al tempo

qua e là

capire che nulla è per caso

ma è per davvero

intenso-denso-profondo

un mare di fili

onde di vita, segmenti di sale

tutto è viandanze.

  • Share/Bookmark